1401 flachsindustrie in belgien








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1404

DIE FISCHEREI

PESCA

LA PECHE CHEZ LES PEUPLES MÉDITERRANÉENS

De Vischvangst bij de middellandische Zee-Volkeren

Vorderseite - Fronte - Côté antérieur

1. - Bragozzi chioggiotti sulla Laguna.

2. - Paranze nell'Adriatico.

3. - Piropescherecci a Viareggio.

4. - Pesca notturna in Liguria.

5. - Pesca del tonno in Sicilia.

6. - Immissione degli "avannotti" nel Lago Maggiore.

1. - La Pêche à Chioggia (lagunes de Vénétie).

2. - «Paranze» sur l’Adriatique.

3. - La grande Pêche en Mediterranée.

4. - La Pêche nocturne.

5. - La Pêche du Thon.

6. - Immersion d'alevins dans les Lacs.

Rückseite - Retro - Verso

1. - Bragozzi chioggiotti sulla Laguna.

In Italia la pesca ha grande importanza per l'economia del Paese, ed innumerevoli sono le famiglie che vivono, del suo reddito. In questa serie è considerato specialmente il lato caratteristico della nostra pesca, che tuttavia non deve far dimenticare la vita di sacrificio e di ardimenti dei nostri pescatori, meravigliosi marinai d'Italia. Il «bragozzo» è una tipica nave peschereccia italiana per alto mare, lunga circa 12 m., con un tonnellaggio di 4 - 12 tonnellate, provvista di due vele; di regola, non porta a bordo più di 5 uomini. È detto «chioggiotto» perchè specialmente in uso nella foce lagunare di Chioggia, il più antico porto peschereccio d'Italia; ma è comune anche nell'Adriatico, mentre é raro nelle acque del Tirreno. Con la sua sagoma e le caratteristiche vele variopinte mette una nota particolarmente vivace ed allegra sulle acque. Il bragozzo pesca talora isolatamente, per mezzo di «buttafuori» sporgenti a poppa e a prua, a cui s'attaccano gli estremi di una rete a sacco: ma di solito esso si accoppia alle paranze (vedi fig. 2). Quando i «bragozzi» vanno di conserva, secondo il vento, c ciascuno di essi trascina l'estremità di una rete detta «coccia», si ha la «pesca a coccia. Il bragozzo non accoppiato a paranze si trova specialmente nella laguna veneta e chioggese, e pesca cefali di varie specie, acquavelle, orade, granchi comuni e i giovani muggini («novellame»), che formano oggetto di un importante mercato nell'estuario veneto, dove sono venduti come ottima semente per l'arricchimento ittiologico.

2. - Paranze nell'Adriatico.

La «paranza» è una barca da pesca caratteristica, in quanto assai più corta che larga: ha prua ottusa, poppa ampia, sempre carenata; e perciò tiene molto bene il mare. È provvista di albero maestro, vela latina, trinchetto e pollacone a prua; stazza da dieci a sedici tonnellate. Viene spesso accoppiata al «bragozzo» (vedi fìg. 1), si trova nel Tirreno, ma il suo uso e comune nell'Adriatico, nelle cui acque pesca specialmente: rombi e sogliole, colle «strascicanti»; cheppie, con le «bilancie»; merluzzo e nasello, assai pregiato quest' ultimo per le carni delicate, gustose e facilmente digeribili; cernie, dette anche «pesci dei naufraghi», perchè viste più di una volta attorno a tavole galleggianti; astici ed aragoste, crostacei di gran pregio, che si trasportano in apposite golette-vivaio; cicale, altro crostaceo caratteristico, cosi detto per una certa somiglianza con l'insetto omonimo, alimento popolare a buon mercato. Pesca di notevole importanza fatta dalle «paranze» è quella degli scampi, che dal Quarnaro ad Ancona popolano in abbondanza le acque dell'Adriatico.

3. - Piropescherecci a Viareggio.

I «piropescherecci» appartengono alla pesca meccanica, insieme coi «motopescherecci», dai quali differiscono per il motore che in essi è a vapore, mentre nei motopescherecci è a scoppio. È recente lo sviluppo della pesca meccanica, per cui furono definiti quattro tipi fondamentali: due dei quali - grande pesca mediterranea e «pesca ravvicinata», cioè fatta lungo le coste - possono essere realizzati con moto e piropescherecci; e due - pesca oceanica e pesca dell'alto Adriatico - solo con motopescherecci. La preferenza del moto al piropeschereccio è data dalla maggiore economicità e dal miglior rendimento. Un piropeschereccio che può considerarsi tipico, ha una potenza di 120 H.P. e consuma una tonnellata di carbone al giorno. La pesca meccanica abbonda nel Tirreno, e da Viareggio, uno dei maggiori centri di pesca italiani, le flottiglie si spingono fin sulle coste atlantiche dell'Africa occidentale; molti piropescherecci sono a Catania, donde si dirigono di consueto ad Algeri ed in Eritrea. Con la pesca meccanica si sono portate sul mercato alcune qualità di pesce, come «gadidi» di profondità, triglie di fango, scorfani, nonché seppie comuni, scampi e gamberi rossi d'alto mare.

4. - Pesca notturna in Liguria

La profondila della costa, che a meno di tre miglia è di circa 200 m., non permette un notevole sviluppo della pesca nel mar Ligure, finché almeno non si adottino speciali motopescherecci (vedi fig. 3). Ciò nonostante, nei notissimi centri di Genova e di Savona e più ancora nei piccoli porti di Nervi, Sori e Camogli, non mancano forti uomini di mare che in maggio e giugno pescano il «pesce turchino». La barca tipica, adoperata per la bisogna, è chiamata «gozz »; ha forma sottile, senza ponte, con un «carabottino» (graticolato) che funziona da piccolo ripiano a prua, una sola vela latina, e non porta più di quattro persone. I pesci turchini vengono attratti alla superficie dalle luci, giacché la pesca si fa durante le notti illuni e con l'uso della luce ad acetilene; si pescano di solito la sardella - le cui larve, chiamate «bianchetti», costituiscono il maggior prodotto della pesca ligure - l'acciuga o alice, e il polipo comune.

5. - Pesca del tonno in Sicilia.

In Sicilia, il tonno - il più grande dei pesci commestibili del Mediterraneo - viene pescato in primavera, giacché poi, cominciando il periodo di riproduzione, il tonno ai rifugia nelle profondità. La «tonnara» è formata da un insieme di «sommi», gomene dì canapa tenute a galla da fasci di sughero e rivestite di reti fabbricate con filetti di cocco. Essa si compone del «pedale» o «costa», una parete di rete che raggiunge fino i 70 metri di profondità, messa per interrompere il corso dei tonni che scendono lungo la costa; e dell'«isola delle reti », un vero edifìcio sottomarino di reti, rettangolare, di 50 m. di larghezza e 200 - 400 m. di lunghezza. Vi sono poi «tonnare a porta», quando il tonno entrato nell'«isola» e raccolto nell'ultima «camera» non si «mattanza» subito, per farlo servire da richiamo all'altro tonno; e tonnare «a monte leva», quando il tonno viene ucciso a mano a mano che penetra nell'ultima «camera della morte». La pesca si effettua con dodici o più imbarcazioni e due barconi grandissimi, non alberati, detti uno «capo rais» e uno «padischermo d'entrata». La guardia alla porta della camera della morte è fatta da piccole «cabanne». Vi è anche la «cabannella», barchetta di comando, e numerosi rimorchi di 14 m. servono per calare le reti e per il trasporto del pesce.

6. - Immissione degli "avannotti" nel Lago Maggiore.

L'immissione in acqua, la coltura e lo sviluppo degli avannotti, specialmente quelli di razze pregiate come trote, carpe, ecc. costituiscono uno dei problemi della nostra autarchia, la cui risoluzione è oggetto di cure speciali; E cure specialissime sono dedicate alla riproduzione della trota, che depone un numero di uova non maggiore di 2000, cifra assai modesta se si pensa che altri pesci (coregone, luccio, carpa, storione) depongono da 30.000 a sette milioni di uova! Si dicono «avannotti» i pesciolini appena venuti fuori dal guscio. Ciascuno di essi - si parla degli avannotti di trota - é lungo 15 mm.; porta appesa al ventre, come un sacchetto trasparente, una vescica, da cui il nato deriva l’alimento durante il primo periodo del suo sviluppo; e poiché il peso di questa vescica fa cadere a fondo l'esile pesciolino, poche ore dopo sul centro di essa si forma una bolla di ossigeno che ingrandisce sempre più per permettere all'avannotto di stare a galla. Quando il sacco è scomparso, l'avannotto è diventato trotella, in circa tre mesi dalla deposizione delle uova. L'immissione degli avannotti (o «semina») nei torrenti o nel lago (quella nelle acque del Lago Maggiore ha maggior importanza), se si tratta di allevamento artificiale, si fa verso la metà di aprile: milioni di pesciolini che dai bidoni vengono dolcemente calati nelle acque, per alimentare sempre più floridamente la piscicoltura e la pesca lacustre.

1. - La Pêche à Chioggia (lagunes de Vénétie).

Chez tous les peuples méditerranéens la pêche a une grande importance, insoupçonnée dans les autres pays, spécialement ceux de l'Occident de l'Europe, où le climat et la nature du sol accordent les plus larges possibilités en matière de grande culture. Le climat méditerranéen (dont nous ne connaissons, pour l'admirer et l'envier, que le soleil éclatant) est trop sec pour permettre aux peuples cette culture en grand des produits essentiels de l'agriculture : de là les suppléments assurés, d'une part par la culture maraîchère, à force d'ìrrigations et de l'autre par la pêche aux poissons et autres «frutti di mare». Vous voyez sur cette première illustration des barques de pêche de la Haute Adriatique, dont les couleurs plus vives et surtout la disposition des voiles font contraste avec nos barques grises de la Mer du Nord. Ces barques ou «bragozzi» jaugent de 4 à 12 tonnes, portent deux voiles et cinq hommes d'équipage. Le port de Chioggia, près de Venise, d'où proviennent celles-ci, est un des plus anciens ports de pêche d'Italie, grâce à l'abondance de poisson dans les lagunes du Nord de l'Adriatique. Ces barques pêchent isolément grâce à des «boute-hors» supportant des filets à la traine. Elles pratiquent aussi la «conserve» comme les embarcations du N° 2, le filet, nommé «coccia», partant de chacune des barques accouplées qui vont «vent arrière».

2. - «Paranze» sur l’Adriatique.

Bateaux de pêche bien caractéristiques que les gracieuses embarcations de la présente illustration. Contrairement à ce que leur silhouette fait presumer, elles tiennent admirablement la mer, car elles sont assez bien écourtées et élargies, avec une proue obtuse et une large poupe. Elles sont munies d'un grand mât avec voile latine (c'est-à-dire montée sur une antenne oblique) et d'un mât de proue gréant une voile de trinquette, c'est-à-dire triangulaire ; leur capacité est de dix à seize tonnes. Il leur arrive souvent d'être associées à un bragozzo et leur silhouette jumelée anime les horizons des mers italiennes, surtout l'Adriatique. Cette mer, en effet, presque refermée au Sud, compliquée à l'Est de l'inextricable dèdale des îles et canaux de Dalmatie, est extrèmement poissonneuse. Depuis le turbot, la sole, l'alose, la morue, le merlan jusqu'aux crustacés les plus variés, dont ceux de grande valeur sont sur le champ emmenés des lieux de pòche au moyen de goélettes aménagées en viviers, les filets ramènent toute une gent variée dont le specimen le plus apprécié est peut-être, à cause de son bas prix, le crustacé bizarre appelé «cigale» en raison d'une certaine ressemblance avec l'insecte du même nom.

3. - La grande Pêche en Mediterranée.

C'est ici la grande pêche comme la pratiquent les chalutiers grands et petits d'armements ostendais et autres. Comme chez nous également ces bateaux peuvent ètre à vapeur ou à moteur. Le développement assez récent de cette pêche en Mediterranée a abouti à la distinction en deux grande types de navires de pêche, qu'ils soient à moteur ou à vapeur (mais la préférence va de plus en plus au moteur, à cause de son meilleur rendement et de son économie). Il y a les navires réservés à la pêche côótière et à la pèche en Haute Mediterranée d'une part et, de l'autre, ceux qui sont destinés à la pêche océanique en Haute Adriatique. C'est pour ces derniers surtout que l'on préfère le moteur à la vapeur, car un vapeur d'une puissance normale de 120 HP., consomme par jour une tonne de charbon; et l'on sait que les pays méditerranéens (Italie, Espagne par exemple) n'en sont pas riches. Les flotilles de pêche mécanique rayonnent surtout des ports italiens de Viareggio et de Catane, elles longent l'Afrique aussi bien en Mediterranée que dans l'Océan Atlantique et la Mer Rouge.

4. - La Pêche nocturne.

Dans certaines régions côtières, et c'est le cas notamment pour la Ligurie, le rapide accroissement de la profondeur marine ne permet la pêche qu'au moyen de forts engins de grands fonds destìnés à ramener des filets alourdis par d'importantes captures (voir fig. 3). Cependant en maint endroit, près de Gènes, Savone, Nervi, Sori et Camogli, sur la côte de Ligurie, il ne manque pas d'hommes courageux pour, aux mois de mai et juin, pratiquer la «pêche bleue», ainsi nommée à cause du décor nocturne où elle se déroule. La barque employée à cette fin et nommée «gozzo» est de formes légères, non pontée et munie d'un filet partant de la proue munie, elle, d'un bout de pont. Une seule voile latine et quatre hommes en constituent le gréement et l'équipage. Cette pêche a lieu durant les nuits sans lune, avec de puissantes lampes à acétylène attirant le poisson des profondeurs. Les produits ordinaires de la pêche nocturne sont la sardine, produit principal, l'anchois et le poulpe, si commun en Méditerranée et si apprécié des peuples vivant sur ses rives.

5. - La Pêche du Thon.

Le thon est le plus grand poisson comestible de la Mediterranée, sa pêche y a de tout temps été pratiquée et Homère le mentionne déjà dans son épopèe, méditerranéenne autant que grecque, qui a nom «L'Odyssée». Ce poisson se pêche au printemps, avant que la période de reproduction ne l'attire dans les profondeurs, et surtout en Sicile. La «tonnara» ou thonière, si dire se peut, est composée d'un ensemble de câbles de chanvre, maintenus à flot par des paquets de liège et soutenant des filets en fibres de coco. Dans le système il faut distinguer un filet vertical (véritable muraille descendant à environ 70 mètres de profondeur et destinée à interrompre la course des thons longeant la côte) et «l'isola delle reti» proprement dit «île des filets», véritable ensemble sous-marin, formant un rectangle de 50 m. de large sur 200 et même 400 mètres de long. Le poisson pénètre dans le filet par une ouverture ménagée du côté de son arrivée en troupe, passe de poche en poche, attiré par ses prédécesseurs jusqu'en la «chambre de mort» où il est harponné, Cette pêche à massacre s'effectue avec un minimum de 12 barques et de 2 grandes barcasses non mâtées; l'une de celles-ci surveille l'entrée. Quant à la surveillance à l'ouverture de la «chambre de mort» elle est assurée par des canots. Le chef de la pêche a sa barque à lui et enfin il faut mentionner de nombreuses remorques de 14 mètres, servant à ranger et à transporter le poisson.

6. - Immersion d'alevins dans les Lacs.

Nous avons changé de théàtre et nous voici revenus plus avant dans l'Europe continentale. C'est ici la pêche en eau douce pour l'entretien de laquelle l’immersion des alevins, ou jeunes poissons (truites, carpes, etc.) est indispensable, surtout à propos des truites dont la fécondité est relativement très faible: 2.000 oeufs au maximum à côté des 30.000 à... sept millions que déposent les brochets, carpes et esturgeons ! On nomme alevins les petits poissons à peine éclos. Ceux de truite sont longs, lors de leur immersion aux lieux de pêche, d'environ 15 mm.; ils portent encore au ventre un sac alimentaire, vessie transparente, dont le poids entraine vers les profondeurs le minuscule poisson, tandis qu'une bulle d'air permanente et grandissant avec l'animalcule permet à celui-ci de flotter en équilibre. Quand le sac a disparu par consommation de son contenu, la jeune truite a pris sa forme definitive, endéans les 3 mois de son immersion. C'est en avril que se pratique l'immersion des alevins, provenant d'élevages.
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