1401 flachsindustrie in belgien








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FAUNA UND FLORA VON ETIOPIEN

FAUNA E FLORA DELL’ETIOPIA

FAUNE ET FLORE DE L’ÉTIOPIE

Vorderseite - Fronte - Côté antérieur

1. - Palma delle Papaie - Leopardo etiopico.

2. - Palma-dum (Hacat) - Struzzo.

3. - Acacia ombrellifera - Antilope.

4. - Euforbia - Facocero.

5. - Sicomoro - Giraffa.

6. - Baobab - Zibetto.

Rückseite - Retro - Verso

1. - Palma delle Papaie - Leopardo etiopico.

La flora dell'Etiopia offre bellissimi esemplari di alberi d'alto fusto e una vegetazione foltissima di boscaglia tropicale. Il suolo, fertilissimo, ha molta varietà di coltura: cereali, legumi, agrumi, frutta, canna da zucchero, e tre prodotti di capitale importanza per il traffico commerciale: cotone, tabacco, caffè, il quale ultimo trae il nome dalla regione di Caffa e abbonda nell'Harrar. Produce anche alberi di canfora, piante euforbiacee, olivi selvatici, aloe, arachide, sesamo; e nell'alta montagna, dove si coltiva l'orzo, si trovano anche piante alpine, pini e ginepri. La palma delle papaie appartiene alla grande famiglia delle piante monocotiledoni a stami perigini, eleganti per la loro sagoma e per la varietà della struttura organica; e costituisce un prezioso ornamento delle regioni intertropicali. Quella riprodotta nella presente figurina é fra le meno comuni: fusto eretto e sottile, poche ramificazioni, foglia stellare, e grossi frutti a grappolo. Il leopardo etiopico, raffigurato nel quadretto laterale, è una varietà del leopardo comune, un po' più grosso e tuttavia dotato di maggiore agilità, con pelle chiazzata di nero su giallo e biancastra lungo il torace.

2. - Palma-dum (Hacat) - Struzzo.

La palma-dum è la pianta non soltanto più diffusa in Etiopia, tanto che cresce rigogliosa perfino nell'arida Dancalia, ma anche la più importante, a causa dei suoi derivati nel campo dell'industria. Infatti, il tronco è eccellente come legname da costruzione e per l'impiego delle traversine ferroviarie; la fibra delle foglie, convenientemente macerata, serve per fare cellulosa e cordami; il picciolo si adopera per graticci; il frutto offre la possibilità di estrarne l'alcool. Ed è anche bello, a vedersi, col tronco che si apre a ventaglio in innumerevoli rami, col suo fitto fogliame a ciuffi e a mazzi, e coi grappoli di frutti dorati. Molto comune è anche, rella fauna del vasto Impero, lo struzzo (quadretto laterale), l'uccello gigante tra i più caratteristici della famiglia dei corridori. Ha corporatura grande e robusta, collo quasi completamente nudo, come i tarsi, che sono squamati, e le cosce che sono munite di rade setole. La testa è piccola e piatta, il becco, di mediocre lunghezza, è grigio, meno l'estremità che è nera; l'iride è di un singolare color bruno-fulvo. Le penne del maschio sono nere, salvo le remiganti e le timoniere, bianche, mentre la femmina ha penne grigie con remiganti e timoniere di un bianco sporco. Ognuno sa come le penne di questo animale abbiano pregio in modisteria.

3. - Acacia ombrellifera - Antilope.

L'acacia ombrellifera è una delle piante leguminose, con fiori poligami a calice dentato. Il suo nome deriva da una lontana consuetudine: quando gli antichi ne erano consacrati, ne veniva loro offerto un ramoscello insieme con un sacchetto, su cui era scritto «aka kia», cioè «senza male colpa». Le acacie si trovano specialmente fra i tropici, e sono di varie specie: una delle più strane e graziose è la nostra, per la sua caratteristica foggia di ombrello, per la sua aperta ramificazione e per la sua sottile tettoia frondeggiante. L'antilope («Deculà») che vediamo a destra, appartiene alla classe dei ruminanti ed è un animale che la snellezza slanciata e la pronta velocità rendono particolarmente leggiadro. Le corna rotonde e vuote con anelli taglienti o rette a spirali sono generalmente presenti nel solo maschio e gli zoccoli sono stretti e appuntiti. E' animale socievole, ingenuo, intelligente, ed offre una carne gustosa sebbene alquanto dolciastra.

4. - Euforbia - Facocero.

L'euforbia ha una caratteristica varietà in quella che per la sua forma speciale prende il nome di «euforbia candelabro»: ha, infatti, l'aspetto di un grande torciere, giacché dal suo tronco, relativamente sottile, si diramano ed elevano diritte verso il cielo moltissime braccia, il cui color verde varia dalle tinte più lievi e chiare alle più cariche e quasi brune. Produce un succo latteo, che, disseccandosi, diventa gomma resinosa, dal gusto acre e bruciante, con violenta azione sulle mucose. Il facocero o «maiale selvatico» somiglia al nostro cinghiale, solo che ha assai più sviluppata e massiccia la testa, assai più denso e duro il manto setoloso sulla nuca e sulla schiena, ancor più cornute ed ampie le zanne, ed una maggiore forza selvaggia. E quest'ultima qualità lo rende, se minacciato od attaccato, terribilmente feroce.

5. - Sicomoro - Giraffa.

Il sicomoro è un albero colossale, dal tozzo tronco, con scorza nericcia, ripartito in molti grossi fusti che a loro volta ramificano rivestendosi di una ricchissima frondura. E' una varietà di acero che cresce ai margini del deserto, e dà un legno fortissimo, assai pregiato nell'epoca antica. Per il suo profilo, rassomiglia alquanto alla quercia e nel suo insieme ricorda il platano e l'ippocastano, alberi, come si sa, decorativi ed utili per la produzione del legno, Il sicomoro fu detto «albero della pazienza» o perchè all'ombra della sua grande e folta chioma si può esercitare la pazienza di attendere che il sole tropicale declini all'orizzonte, o, più verosimilmente, per il suo lento e lungo sviluppo, uso a veder susseguirsi molte generazioni. La giraffa (vedi quadretto laterale), indispensabile «numero» di tutti i giardini zoologici, è un mammifero ruminante, dal collo altissimo, dagli arti lunghi e sottili che fanno contrasto col corpo cortissimo. La testa, oblunga e acuminata, somiglia alquanto a quella del cammello; ed ha prolungamenti frontali solidissimi, avvolti in una pelle villosa. La sproporzione delle membra non nuoce all'estetica, per il complesso slanciato ed elegante della figura, e specialmente per il pelame a chiazze di lionato su giallo, che dà a tutto il corpo una caratteristica luminosità.

6. - Baobab - Zibetto.

Il baobab, il cui nome classico in botanica è «adantonia digitata», è l'antico «noce d'Egitto» della famiglia delle bombacee e, come tutti i vegetali del suo gruppo, possiede notevoli proprietà emollienti. Infatti, le sue foglie, e specialmente la scorza dei suoi rami giovani, racchiudono una abbondante mucillagine il cui decotto riesce benefico in taluni disturbi viscerali e in certi processi febbrili infiammatori. Dalla nativa Africa, il baobab fu trapiantato nel Nuovo Continente: ha tronco colossale con delle forti scanalature che danno l'impressione di una riunione di tronchi e denso ricchissimo fogliame di color verde vivace. Lo zibetto (nome indigeno: «saylà») qui dietro riprodotto, è una bestiola elegante, rivestita di un folto pelame dalle chiazze oscure su fondo castano; ha muso appuntito, occhi fosforescenti, testa piatta e coda lussuosa ad anelli; il suo portamento è quello dei «martori». Secerne da certe sue glandole una sostanza muschiosa, odorosa ed eccitante adoperata per la preparazione di profumi e di medicinali, specie in Oriente. Il profumo, dello stesso nome, fu molto pregiato nella raffinata società del settecento e non può dirsi che oggi sia caduto in disuso.
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